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“Li diciotto anni migliori di tutta la mia età”, sono queste le parole con le quali Galileo Galilei, negli ultimi anni della sua vita e dopo le amarezze subite, ricorda il periodo trascorso a Padova, iniziato con l’incarico di lettore di matematica e proseguito con grande successo realizzando scoperte che gli conferirono fama
e notorietà.
Galileo, con le sue ricerche avvia infatti, da Padova, una vera e propria rivoluzione nell’ambiente scientifico dell’epoca, legato ancora al pensiero aristotelico, costruendo le basi per la nuova meccanica e raccogliendo prove fisiche a favore del sistema copernicano.
In realtà non furono anni del tutto facili.
Erano state proprio ragioni economiche (la morte del padre nel 1591 aveva riversato su di lui pesanti responsabilità per mantenere la madre, tre sorelle e due fratelli) ad averlo indotto ad accettare la chiamata all’Ateneo patavino, ma anche una palpabile insofferenza verso l’ambiente universitario pisano, come dimostra una sua satira contro l’usanza dei docenti di quella città di portar la toga anche al di fuori delle aule universitarie.
Padova d’altra parte era la sede dello Studio della Serenissima: prestigioso centro di erudizione conosciuto ed apprezzato in tutta Europa, dalla quale giungevano numerosi studenti, fondato su una cultura fondamentalmente laica, come laico - e geloso custode della sua autonomia rispetto ad ingerenze ecclesiastiche - era il potere veneziano.
La società padovana si dimostrava dunque aperta e tollerante, in confronto ad altre parti della penisola; le informazioni dall’Europa circolavano agevolmente e la cultura presentava una duplice faccia: una più tradizionale e legata alla filosofia aristotelica (nelle sue varie correnti), l’altra più sensibile allaì sperimentazione nel campo delle scienze. A Padova, per esempio, era vivissima una tradizione anatomica che stava rinnovando gli studi della medicina, e grande attenzione veniva posta allo studio delle piante in particolare a uso della farmacopea (“i semplici”), con la creazione del famoso orto botanico; un ceto nobiliare ed intellettuale particolarmente accorto creava infine un clima culturalmente fecondo.
Tra insegnamento universitario e discussioni extrascolastiche, fossero accademie o case private, vi era un continuo scambio di idee e non era raro che ci si incontrasse nelle botteghe o agli angoli delle strade per approfondire problemi sorti nelle aule dello Studio.
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